Mi sono laureata in architettura U.E. alla Sapienza, e dopo due Master, di cui uno all’estero, alcune esperienze professionali anche internazionali, ho deciso di sostenere l’esame di stato.

Il mio esame,  è iniziato, come sempre, con la prova pratica che prevedeva tra le tracce la residenzaDi elaborati si richiedevano schemi di progetto,  planimetria generalepiante, prospetti e sezioni, particolari costruttivi e disegni tridimensionali.

Il tutto doveva essere corredato dalla seconda prova, che com’è noto, prevede il dimensionamento strutturale. Io, attenendomi alla normativa attuale, ho dimensionato pilastro, trave, solaio, plinto con il metodo dello Stato Limite Ultimo (SLU), in traccia non veniva richiesto esplicitamente a quale procedura attenersi, quindi non escludo che in questo caso si potesse ricorrere anche al metodo delle tensioni ammissibili, ma ad ogni modo è bene prepararsi sullo SLU, perché molte altre commissioni ho visto che ormai la prediligono.

Il giorno dopo queste due prove a Roma si passa direttamente alla terza prova, quindi al tema di architettura, qui ho scelto la traccia che chiedeva di parlare di un’opera architettonica facente parte del panorama storico relazionata al contesto contemporaneo.

Grazie al superamento di queste tre prove sono stata ammessa all’orale.

Quando si arriva a questo punto già si è a metà dell’opera, solo che le ansie che subentrano sono soprattutto legate al fatto che ci si rende conto che neanche in questa occasione si può sbagliare, proprio per non rischiare di vanificare tutti gli sforzi fatti fin lì, arrivando non adeguatamente preparati e quindi, essere costretti a ripetere anche gli scritti, proprio perché, come è noto, per superare l’esame di stato si deve prendere la sufficienza piena in ognuna delle quattro prove previste, basta anche una sola delle quattro non superata per dover rifare tutto d’accapo!

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Devo dire che anche per l’orale ho studiato molto, le domande che mi hanno fatto sono state inizialmente incentrate sulla discussione degli scritti, infatti, il più delle volte si parte da lì, inquadrare il progetto dal punto di vista normativo, quindi i titoli abilitativi che servono per realizzare tale opera, l’analisi dei vincoli e delle fasce di rispetto considerate, gli altri vincoli eventualmente da considerare, la normativa che regola tali vincoli… si passa poi a discutere le scelte progettuali, l’analisi della tipologia, la disposizione degli ambienti, le dimensioni degli ambienti, sempre legittimati da normativa, i parcheggi pertinenziali e sue leggi specifiche, quindi non solo la Legge Tognoli, ma anche la normativa per i parcheggi da prevedere per la presenza del piano terra commerciale, perché come da NTA del PRG di Roma, si deve sapere che per il commerciale si deve destinare il 40% della SUL a parcheggi di pertinenza commerciale, oltre a quelli per le residenze.

Altre domande riguardavano le scelte tecnologiche, dall’illustrazione del sistema strutturale impiegato, spiegato anche ricorrendo ai diagrammi di statica, al tipo d’isolamento scelto, con che spessori, se si potevano avere alternative più performanti dal punto di vista del risparmio energetico, ma si è parlato anche molto di strutture, delle gerarchie delle resistenze, in ambito di progettazione antisismica, quali strutture sono più vulnerabili, quindi quale elemento strutturale è opportuno che eventualmente collassi per primo in caso di sisma.

Si passava poi all’urbanistica, si parlava dei piani, soprattutto il PTP e PRG, con relativi iter di approvazione e specifiche, non sono mancate neanche domande inerenti al cantiere, alla professione, le funzioni del direttore dei lavori, il coordinamento della sicurezza,  il codice appalti e il contenimento energetico…

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In sostanza anche la teoria è stata molto varia e densa di argomenti e spunti, e dalla considerevole durata, ma con ciò non voglio assolutamente spaventare o aggiungere ansia dannosa a chi si accinge alla preparazione di questa prova, infatti, sono convinta che con una preparazione meticolosa e strutturata, un po’ di ottimismo e molta motivazione si riesca a superare anche questo scoglio.

Ci si deve esercitare molto nel disegno e lavorare tanto sulle semplificazioni, in definitiva nessuno si aspetta dal candidato che il giorno dell’esame di stato progetti il Guggenheim, ma che non si commettano errori gravi funzionali, compositivi, strutturali, questo sì.

Il progetto deve essere semplice, ma deve funzionare e rispondere a tutte le richieste della traccia, gli elaborati devono essere completi, ma si può anche disegnare a mano libera, anche schizzando, facendo schemi esemplificativi, la semplicità e la funzionalità penso siano proprio le parole chiave, il progetto non deve impressionare, deve semplicemente funzionare e non essere sbagliato, poi se proprio si ha tempo a disposizione si può passare al make-up della tavola, dedicando anche l’ultima mezz’ora, magari dando un po’ di colore alle sezioni, ai prospetti o ai 3d, cura che sicuramente può migliorare la presentazione, ma solo se si è già convinti della giustezza degli altri aspetti e si ha tempo a disposizione.

Vista la natura complessa dell’esame di Stato per consolidare la preparazione di base, per colmare lacune o semplicemente avere una preparazione mirata ed efficace, si può scegliere di frequentare corsi di preparazione all’esame, e che siano individuali o di gruppo, sono senza dubbio un ottimo coadiuvante alla perfetta riuscita, e aiutano a prepararsi ed a esercitarsi su temi mirati, insegnando anche come ottimizzare i tempi e riuscire a svolgere l’esame in modo appropriato, nei tempi previsti, di certo aiutano ad acquisire maggiore sicurezza di sé.

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SdV

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